La domenica mattina ha un sapore del tutto particolare a Scafati. Ha il profumo del caffè appena uscito dalla moka, quello dei cornetti caldi sul banco del bar e la sensazione di svegliarsi dopo una grande prova della propria squadra. Ci sono domeniche in cui la classifica si consulta per abitudine e altre in cui la si guarda con un sorriso diverso, perché dietro quei numeri comincia a prendere forma qualcosa di importante.

La vittoria per 1-0 contro il Barletta, arrivata ieri al "Guariglia" di Agropoli, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Se il pareggio di Salerno, tra tensioni e batticuore, aveva rappresentato quasi come un altro battesimo del fuoco, il successo contro i pugliesi consegna una certezza in più: la Scafatese di mister Facciolo non è soltanto una squadra organizzata e tecnicamente valida, ma un gruppo capace di soffrire, adattarsi e restare in piedi anche quando la partita si complica.

La gara si era incanalata sui binari giusti al 22', quando Brunet ha trovato il guizzo vincente sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Il vantaggio ha dato fiducia ai gialloblù, capaci di gestire il gioco con qualità e personalità. Palmieri ha acceso la manovra, sfiorando anche un raddoppio da applausi con un pallonetto terminato di un soffio fuori bersaglio.

Poi, però, il calcio ha ricordato quanto poco basti per cambiare una partita.

L'espulsione di Toscano nel finale del primo tempo, arrivata dopo il controllo FVS, ha modificato improvvisamente lo scenario. La Scafatese si è ritrovata a dover difendere il vantaggio per un'intera ripresa in inferiorità numerica, con il Barletta chiamato ad approfittarne. Era il momento in cui le certezze costruite fino a quel momento rischiavano di vacillare. Ed è proprio qui che la squadra ha offerto la risposta più convincente.

Il secondo tempo non si è trasformato in una lunga attesa del fischio finale. I gialloblù hanno saputo ridisegnarsi, mantenendo ordine e lucidità senza rinunciare alla possibilità di colpire. La scelta di Facciolo di abbassare Palmieri sulla linea dei centrocampisti ha garantito equilibrio, sostanza e geometrie. La Scafatese ha continuato persino a cercare il colpo del definitivo ko, come dimostra l'occasione capitata a Volpicelli, che in contropiede ha avuto sui piedi la palla del raddoppio senza riuscire a inquadrare la porta.

Dietro, Scognamiglio e Bacchetti hanno guidato una retroguardia compatta, capace di limitare gli spazi alle punte pugliesi e proteggere il vantaggio fino al 95'. Non è stata soltanto una questione di resistenza fisica: per difendere un risultato in dieci uomini servono concentrazione, sacrificio e lucidità. La Scafatese ha dimostrato di possedere tutte queste qualità. Ecco perché il successo contro il Barletta pesa più dei tre punti in palio. Una vittoria può arrivare grazie a un episodio favorevole o a una giocata individuale; resistere per un tempo intero in inferiorità numerica racconta qualcosa anche della tenuta mentale di una squadra. Non garantisce risultati futuri, ma offre indicazioni preziose sul carattere di un gruppo.

Anche i numeri cominciano a raccontare una storia significativa: ottavo risultato utile consecutivo, con quattro vittorie e quattro pareggi, terzo clean sheet stagionale e quinto posto in piena zona play-off con 17 punti. Il tutto con una gara ancora da recuperare rispetto alle concorrenti. Non sono numeri che autorizzano a proclamare traguardi raggiunti, ma sono risultati che meritano attenzione. La Scafatese sta dimostrando continuità, solidità e la capacità di affrontare situazioni differenti senza perdere competitività.

Adesso, però, non c'è tempo per fermarsi. Martedì la trasferta di Sesto San Giovanni contro l'Inter U23, poi il successivo impegno a Bari. Due appuntamenti importanti per capire se i gialloblù sapranno mantenere questo passo anche quando le energie cominceranno a diminuire. È qui che si misura la maturità di una squadra: non soltanto nella capacità di esaltarsi dopo una vittoria, ma in quella di ripartire subito, senza appagamento e senza perdere di vista il lavoro da fare.

E allora la domanda sugli obiettivi stagionali diventa inevitabile. La salvezza, indicata a inizio campionato con la prudenza che accompagna ogni progetto, resta un riferimento da non sottovalutare. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare quanto questa Scafatese sta costruendo. Quando i risultati si accumulano, le prestazioni confermano le impressioni e la classifica sorride, è legittimo chiedersi se il potenziale della squadra non possa andare oltre le aspettative iniziali.

Le stagioni non cambiano con una vittoria, ma ci sono vittorie che cambiano il modo in cui una squadra guarda alla propria stagione.

Sarebbe prematuro trasformare una striscia positiva in una promessa di grandi traguardi. Non lo sarebbe, invece, riconoscere che questa squadra si sta guadagnando il diritto di alzare lo sguardo. Sognare non significa sentirsi arrivati, ma riconoscere le possibilità che il campo mette davanti. La Scafatese non ha ancora dimostrato dove potrà arrivare a fine stagione. Ha dimostrato, però, di avere le risorse per continuare a provarci, anche quando la strada si fa in salita.

E forse è proprio questo il motivo per cui, stamattina, a Scafati il caffè ha un sapore diverso. Non perché il traguardo sia già vicino, ma perché questa squadra sta dando ai suoi tifosi qualcosa di più di una buona classifica: motivi concreti per credere che il meglio possa ancora venire.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 08:27
Autore: Gioacchino Castrogiovanni
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