Ci sono vittorie che valgono tre punti, altre che valgono un passaggio del turno e altre ancora che valgono molto di più. Salernitana-Scafatese 1-2 appartiene a quest’ultima categoria. La notte dell’Arechi ha consegnato ai canarini una pagina destinata a rimanere nella memoria della città. Dopo quasi ottant’anni, la sfida tra due realtà calcistiche campane è tornata a vivere. E questa volta è stata la squadra di Scafati a scrivere il finale più bello. 

La cornice era quella delle grandi occasioni, anche se si trattava soltanto del primo turno di Coppa Italia di Serie C. Da una parte c'era la Salernitana, società dalla storia enorme e costruita con l'ambizione di tornare rapidamente in Serie B. Dall'altra c'era una Scafatese neopromossa, tornata tra i professionisti con entusiasmo, ambizione e una società guidata da Felice Romano. Sulla carta sembrava esserci una differenza evidente. Sul campo, invece, quella differenza è semplicemente scomparsa. 

La profezia di Felice Romano e quella fiducia che non era arroganza

Qualche giorno prima della partita, durante la presentazione della squadra, Felice Romano aveva pronunciato parole che potevano sembrare provocatorie. Il presidente aveva rivendicato la forza della propria squadra e la convinzione di poter affrontare chiunque senza sentirsi inferiore. Dopo la vittoria dell’Arechi, quelle parole hanno assunto un significato diverso. Non erano arroganza, come lo stesso Romano ha spiegato il giorno successivo. Erano fiducia, orgoglio e consapevolezza del percorso intrapreso dalla Scafatese. 

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della serata. La Scafatese non ha vinto perché la Salernitana ha regalato la partita. Ha vinto perché ha interpretato la gara con personalità, attenzione e concretezza. Giovanni Ferraro ha preparato una squadra capace di soffrire nei momenti difficili e di colpire quando se ne è presentata l'occasione. Il 2-1 finale racconta quindi una partita nella quale i canarini hanno saputo essere esattamente ciò che serviva: cinici, organizzati e coraggiosi. 

La Scafatese ha vinto con le armi che servono in Serie C

Il primo dato che colpisce è la capacità della squadra di Ferraro di resistere alla partenza della Salernitana. I padroni di casa hanno provato subito a mettere pressione, mentre Becchi ha dovuto compiere alcuni interventi importanti. Poi, al primo vero affondo, è arrivata la rete di Ciro Palmieri. Poco dopo, Guga Dambros ha trovato il raddoppio. In pochi minuti, la Scafatese ha trasformato la pressione avversaria in un vantaggio che sembrava quasi impossibile alla vigilia. 

Nella ripresa la Salernitana ha reagito e ha accorciato le distanze con Achik. Da quel momento, però, i canarini hanno dovuto mostrare un'altra qualità fondamentale: la capacità di soffrire. La squadra ha difeso il risultato, ha resistito al forcing finale e ha visto anche il pallone colpito da Achik stamparsi sul palo nel recupero. Non è stata una passeggiata. Proprio per questo, però, la vittoria assume ancora più valore. La Scafatese ha imparato subito una lezione fondamentale della Serie C: ogni centimetro va conquistato. 

Ferraro predica calma, ed è forse il segnale più importante

A colpire, dopo una serata simile, sono anche le parole di Giovanni Ferraro. L'allenatore non ha cavalcato l'euforia e non ha trasformato il successo in una promessa. Al contrario, ha ricordato che l'obiettivo della Scafatese resta la salvezza. Una posizione apparentemente prudente, ma che racconta bene la mentalità con cui la società vuole affrontare il ritorno tra i professionisti. La vittoria dell'Arechi deve aumentare la consapevolezza, non modificare gli obiettivi. 

Ferraro ha spiegato anche la scelta tattica adottata durante la gara. La Scafatese si è schierata con il 3-5-2 per non dare riferimenti alla Salernitana. Poi, nella fase finale, il tecnico ha inserito tre attaccanti quando ha ritenuto possibile cercare anche il terzo gol. Sono dettagli che raccontano un allenatore capace di leggere la partita e modificarla in corsa. Ma soprattutto raccontano una squadra che sembra già avere una propria identità. 

Il vero protagonista, però, è un gruppo

Guardando le pagelle pubblicate da TuttoScafati, emerge un dato significativo. Non c'è soltanto il nome di Palmieri, autore del primo gol e indicato come MVP. Ci sono le parate di Becchi, la prestazione di Dambros, la solidità di Suhs e il lavoro degli altri componenti della formazione. Anche chi è entrato dalla panchina ha dato il proprio contributo. È questa, probabilmente, la fotografia più fedele della Scafatese vista all'Arechi: una squadra prima ancora che un insieme di singoli. 

E questo aspetto potrebbe diventare decisivo nel corso della stagione. La Serie C è lunga, complicata e piena di momenti difficili. Non basteranno le giocate dei singoli, così come non basterà l'entusiasmo di una promozione appena conquistata. Serviranno compattezza, sacrificio e capacità di restare dentro le partite. Contro la Salernitana, la Scafatese ha mostrato proprio queste caratteristiche. Ora dovrà dimostrare di poterle ripetere con continuità. 

Dall'Arechi arriva una risposta anche alla città

C'è poi un'altra immagine che resterà impressa. È quella dei calciatori della Scafatese che, al termine della partita, sono andati sotto il settore ospiti a festeggiare insieme ai propri tifosi. Felice Romano ha raccontato proprio quella scena come uno dei momenti più emozionanti della serata. Il gialloblù sugli spalti, la squadra in campo e una città che torna a vivere una notte da calcio professionistico. Non è soltanto una vittoria sportiva. È un momento di identità collettiva.

Per questo motivo sarebbe riduttivo definire Salernitana-Scafatese soltanto come una sorpresa di Coppa. La partita ha restituito a Scafati qualcosa che mancava da tempo: la sensazione di poter vivere il calcio professionistico senza timori reverenziali. La società è appena tornata tra i professionisti, ma al primo appuntamento importante ha dimostrato di non voler essere una comparsa. L'Arechi ha certificato che la Scafatese può stare dentro questa categoria. Il resto, naturalmente, dovrà essere conquistato partita dopo partita. 

Adesso bisogna avere la forza di ripartire

Ed è proprio qui che comincia la parte più difficile. Una vittoria come quella dell'Arechi può diventare benzina oppure trasformarsi in un peso. Può aumentare la fiducia oppure alimentare aspettative fuori misura. La strada indicata da Romano e Ferraro sembra però quella giusta: godersi il momento, rispettare l'avversario e tornare immediatamente al lavoro. La Coppa ha regalato una notte storica. Il campionato, invece, presenterà ogni settimana una nuova sfida. 

La Scafatese non deve dimostrare di essere più grande della Salernitana. Non deve neppure trasformare una vittoria in un proclama. Deve semplicemente continuare a essere la squadra vista all'Arechi. Umile quando serve, cattiva quando l'occasione lo permette e sempre convinta delle proprie possibilità. È questa la lezione più importante della notte di Salerno. La Scafatese è tornata nel calcio professionistico per giocarsela. E adesso nessuno può più far finta di non averlo capito. 

Una notte da ricordare, un percorso ancora tutto da scrivere

Tra qualche mese, forse, guarderemo a questa partita come a uno dei momenti fondanti della nuova Scafatese. O magari sarà semplicemente ricordata come una splendida notte di Coppa. In ogni caso, il significato resta enorme. Dopo quasi ottant'anni, i canarini sono tornati all'Arechi e ne sono usciti con una vittoria che porta la firma di Palmieri e Dambros. Soprattutto, ne sono usciti con la consapevolezza di poter affrontare una realtà importante senza paura. 

Ora arriva il momento di voltare pagina. La Coppa continuerà con il Campobasso, mentre il campionato sarà il vero banco di prova della stagione. Ma una cosa è già cambiata: la Scafatese non arriva più in Serie C chiedendo permesso. Ci è arrivata attraverso il campo, ha affrontato la Salernitana nel suo stadio e l'ha eliminata. Il viaggio è appena iniziato. Però, dopo una notte così, è difficile non pensare che possa essere un viaggio davvero speciale. 

Sezione: Editoriale / Data: Dom 16 agosto 2026 alle 15:25
Autore: Lino Grimaldi Avino / Twitter: @Grimlin1976
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